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Il discorso con Saṅgārava

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Il discorso con Saṅgārava

Così ho sentito.

Una volta il Buddha stava vagando nella terra dei Kosala assieme a una grande comunità di monaci.

In quel periodo una bramina di nome Dhanañjāni risiedeva a Caṇḍalakappa. Era devota al Buddha, all’insegnamento, e alla comunità.

Una volta accadde che inciampò ed espresse questo aforisma tre volte:

“Lode al Beato, al perfetto, al Buddha completamente risvegliato!

Lode al Beato, al perfetto, al Buddha completamente risvegliato!

Lode al Beato, al perfetto, al Buddha completamente risvegliato!”

In quel periodo anche lo studente bramino Saṅgārava risiedeva a Sāvatthi. Era giovane, tonsurato, e aveva sedici anni. Aveva raggiunto maestria delle tre Veda, con i loro vocabolari e rituali, fonologia e classificazione delle parole, e testamento come quinto. Le sapeva parola per parola, con la loro grammatica. Era esperto in cosmologia e nei segni di un grande uomo.

Sentendo l’esclamazione di Dhanañjānī

le disse:

“La bramina è una disgrazia! Seppur ci siano bramini esperti delle tre Veda, lei loda quel pelato, quel finto asceta”

“Ma, caro ragazzo, tu non capisci l’etica e la saggezza del Buddha.

Altrimenti non penseresti mai di offenderlo o di insultarlo”

“Beh, allora, signora, fammi sapere quando il Buddha arriva a Caṇḍalakappa”

“Lo farò, caro”, lei rispose.

Poi il Buddha, passo dopo passo nella terra dei Kosala, giunse a Caṇḍalakappa,

dove si fermò nel bosco di mango dei bramini Todeyya.

Dhanañjānī sentì che il Buddha era arrivato.

Allora andò da Saṅgārava e lo avvisò, aggiungendo:

“Prego, caro ragazzo, vai pure quando vuoi”

“Sì, signora”, rispose Saṅgārava. Andò dal Buddha e ci scambiò saluti.

Una volta che i saluti e le cordialità terminarono, si sedette a lato e disse al Buddha:

“Signor Gotama, ci sono asceti e bramini che dicono di aver raggiunto maestria dei fondamenti del percorso spirituale, di aver raggiunto la perfezione e l’illuminazione totale nella vita presente.

Lei cosa ne pensa?”

“Bhāradvāja, io dico ci sia diversità tra coloro che dicono di aver raggiunto maestria dei fondamenti del percorso spirituale, di aver raggiunto la perfezione e l’illuminazione totale nella vita presente.

Ci sono asceti e bramini che sono trasmettitori orali.

Dicono di aver raggiunto maestria dei fondamenti del percorso spirituale attraverso la trasmissione orale.

Ad esempio, i bramini esperti delle tre Veda.

Ci sono asceti e bramini che dicono di aver raggiunto maestria dei fondamenti del percorso spirituale semplicemente attraverso la fede.

Ad esempio, coloro che fanno affidamento sul ragionamento e sull’indagine razionale.

Ci sono asceti e bramini che dicono di aver raggiunto maestria dei fondamenti del percorso spirituale perché hanno raggiunto conoscenza diretta del principio alla base di insegnamenti mai sentiti prima personalmente.

Io sono uno di questi.

E c’è un modo per capire come io sia uno di questi.

Prima del mio risveglio, quando non ero ancora risvegliato, ma ero alla ricerca del risveglio, pensavo:

‘La vita laica è inconveniente e impura, mentre la vita di chi lascia casa è aperta.

Non è facile per chi vive a casa seguire il percorso spirituale in modo totalmente completo e puro, come un guscio lucidato.

Perché non mi taglio capelli e barba, indosso l’abito marrone, e lascio la vita di casa per quella mendicante?’

Qualche tempo dopo, quando avevo ancora i capelli nero puro, benedetto dalla giovinezza, nel fiore degli anni, sebbene mia madre e mio padre non volessero, piangendo con facce piene di lacrime, mi tagliai capelli e barba, indossai l’abito marrone, e lasciai la vita di casa per quella mendicante.

Una volta lasciata casa partii alla scoperta del bene, alla ricerca dello stato supremo di pace sublime. Andai da Āḷāra Kālāma e gli dissi:

‘Fratello Kālāma, desidero seguire il percorso spirituale secondo questo insegnamento e addestramento’.

Āḷāra Kālāma rispose:

‘Rimani, venerabile.

Questo insegnamento è tale che le persone giudiziose possano presto realizzare la tradizione con la propria conoscenza diretta e dimorare avendo raggiunto ciò’.

Presto memorizzai quell’insegnamento.

Per quanto riguarda la memorizzazione e recita orale, parlavo della dottrina della conoscenza, della dottrina degli anziani. Dicevo di conoscere e vedere, e così facevano gli altri.

Poi pensai:

‘Non è solo per fede che Āḷāra Kālāma dichiara: “Ho realizzato questo insegnamento con la mia conoscenza diretta, e dimoro avendo raggiunto ciò”.

Sicuramente dimora conoscendo e vedendo questo insegnamento’.

Quindi andai da Āḷāra Kālāma e gli dissi:

‘Fratello Kālāma, fino a che punto dici di aver realizzato questo insegnamento con la tua conoscenza diretta?’

In risposta lui dichiarò la dimensione del nulla.

Poi pensai:

‘Non è solo Āḷāra Kālāma che ha fede,

energia,

consapevolezza,

concentrazione,

e saggezza; anche io ho queste cose.

Perché non mi sforzo a realizzare lo stesso insegnamento che Āḷāra Kālāma dice di aver realizzato con la propria conoscenza diretta?’

Presto realizzai quell’insegnamento con la mia conoscenza diretta, e dimorai avendo raggiunto ciò.

Quindi andai da Āḷāra Kālāma e gli dissi:

‘Fratello Kālāma, tu hai realizzato questo insegnamento con la tua conoscenza diretta fino a questo punto, e dichiari di aver raggiunto ciò?’

‘Sì, fratello’

‘Anche io, fratello, ho realizzato questo insegnamento fino a questo punto, e dimoro avendo raggiunto ciò’.

‘Siamo fortunati, fratello, molto fortunati

ad avere un venerabile come te come compagno spirituale!

Quindi l’insegnamento che io ho realizzato con la mia conoscenza diretta, e che dichiaro di aver raggiunto, anche tu hai realizzato con la tua conoscenza diretta, e dimori avendo raggiunto ciò.

L’insegnamento che tu hai realizzato con la tua conoscenza diretta, e dimori avendo raggiunto, anche io ho realizzato con la mia conoscenza diretta, e dichiaro di aver raggiunto ciò.

Quindi l’insegnamento che io conosco, lo conosci anche tu, e l’insegnamento che tu conosci, lo conosco anche io.

Io sono come te e tu sei come me.

Vieni, fratello! Guidiamo questa comunità insieme’.

E così il mio maestro Āḷāra Kālāma mise me, il suo studente, al suo stesso posto, e mi onorava con lodi elevate.

Poi pensai:

‘Questo insegnamento non porta alla disillusione, allo svanire dell’avidità, alla cessazione, alla pace, alla conoscenza diretta, al risveglio, e all’estinzione. Porta solamente alla rinascita nella dimensione del nulla’.

Realizzando che quell’insegnamento era inadeguato, me ne andai deluso.

Partii alla scoperta del bene, alla ricerca dello stato supremo di pace sublime. Andai da Uddaka, il figlio di Rāma, e gli dissi:

‘Fratello, desidero seguire il percorso spirituale secondo questo insegnamento e addestramento’.

Uddaka rispose:

‘Rimani, venerabile.

Questo insegnamento è tale che le persone giudiziose possano presto realizzare la tradizione con la propria conoscenza diretta e dimorare avendo raggiunto ciò’.

Presto memorizzai quell’insegnamento.

Per quanto riguarda la memorizzazione e recita orale, parlavo della dottrina della conoscenza, della dottrina degli anziani. Dicevo di conoscere e vedere, e così facevano gli altri.

Poi pensai:

‘Non è solo per fede che Rāma dichiarava: “Ho realizzato questo insegnamento con la mia conoscenza diretta, e dimoro avendo raggiunto ciò”.

Sicuramente dimorava conoscendo e vedendo questo insegnamento’.

Quindi andai da Uddaka, figlio di Rāma, e gli dissi:

‘Fratello, fino a che punto Rāma diceva di aver realizzato questo insegnamento con la propria conoscenza diretta?’

In risposta lui dichiarò la dimensione della né percezione né non-percezione.

Poi pensai:

‘Non è solo Rāma che aveva fede,

energia,

consapevolezza,

concentrazione,

e saggezza; anche io ho queste cose.

Perché non mi sforzo a realizzare lo stesso insegnamento che Rāma diceva di aver realizzato con la propria conoscenza diretta?’

Presto realizzai quell’insegnamento con la mia conoscenza diretta, e dimorai avendo raggiunto ciò.

Quindi andai da Uddaka, figlio di Rāma, e gli dissi:

‘Fratello, Rāma aveva realizzato questo insegnamento con la propria conoscenza diretta fino a questo punto, e dichiarò di aver raggiunto ciò?’

‘Sì, fratello’

‘Anche io, fratello, ho realizzato questo insegnamento fino a questo punto, e dimoro avendo raggiunto ciò’.

‘Siamo fortunati, fratello, molto fortunati

ad avere un venerabile come te come compagno spirituale!

Quindi l’insegnamento che Rāma aveva realizzato con la propria conoscenza diretta, e che dichiarò di aver raggiunto, anche tu hai realizzato con la tua conoscenza diretta, e dimori avendo raggiunto ciò.

L’insegnamento che tu hai realizzato con la tua conoscenza diretta, e dimori avendo raggiunto ciò, anche Rāma aveva realizzato con la propria conoscenza diretta, e dichiarò di aver raggiunto ciò.

Quindi l’insegnamento di cui Rāma aveva conoscenza diretta, lo conosci anche tu, e l’insegnamento che tu conosci, anche Rāma ne aveva conoscenza diretta.

Rāma era come te e tu sei come Rāma.

Vieni, fratello! Guida questa comunità’.

E così il il mio compagno spirituale Uddaka, figlio di Rāma, mise me nella posizione di maestro, e mi onorava con lodi elevate.

Poi pensai:

‘Questo insegnamento non porta alla disillusione, allo svanire dell’avidità, alla cessazione, alla pace, alla conoscenza diretta, al risveglio, e all’estinzione. Porta solamente alla rinascita nella dimensione della né percezione né non-percezione’.

Realizzando che quell’insegnamento era inadeguato, me ne andai deluso.

Partii alla scoperta del bene, alla ricerca dello stato supremo di pace sublime. Viaggiando passo dopo passo nelle terre di Maghada, arrivai presso Senānigama, a Uruvelā.

Lì vidi un bel parco, un boschetto gradevole, con un fiume pulito e invitante che scorreva, con sponde morbide. E vicino c’era un villaggio per l’elemosina.

Poi pensai:

Questo parco è davvero bello, un boschetto gradevole, con un fiume pulito e invitante che scorre, con sponde morbide. E vicino c’è un villaggio per l’elemosina.

Questo può bastare per un giovane che vuole lavorare su se stesso’.

Quindi mi sedetti lì, pensando:

‘Questo può bastare per lavorare’.

Poi questi tre esempi, che non furono né ispirati in maniera sovrannaturale, né imparati in passato, mi vennero in mente:

Immagina ci sia un tronco verde, ricco di linfa che giace nell’acqua.

Poi arriva una persona con un bastoncino, pensando

di accendere un fuoco e produrre calore.

Cosa ne pensi, Bhāradvāja?

Strofinando il bastoncino contro quel tronco verde e ricco di linfa che giace nell’acqua potrebbe accendere un fuoco e produrre calore?”

“No, Signor Gotama.

Perché questo?

Perché è un tronco verde, ricco di linfa che giace nell’acqua.

Quella persona alla fine si stancherebbe e frustrerebbe”

“Allo stesso modo, Bhāradvāja, ci sono asceti e bramini che non vivono ritirati in corpo e mente dai piaceri dei sensi. Non hanno abbandonato o placato dentro di loro il desiderio, l’affezione, l’infatuazione, la sete, e la febbre per i piaceri dei sensi. Che provino o no sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, sono incapaci di conoscenza e visione, del risveglio supremo.

Questo fu il primo esempio che mi venne in mente.

Poi un secondo esempio mi venne in mente:

Immagina ci sia un tronco verde, ricco di linfa che giace sulla terra secca lontano dall’acqua.

Poi arriva una persona con un bastoncino, pensando

di accendere un fuoco e produrre calore.

Cosa ne pensi, Bhāradvāja?

Strofinando il bastoncino contro quel tronco verde e ricco di linfa che giace sulla terra secca lontano dall’acqua potrebbe accendere un fuoco e produrre calore?”

“No, Signor Gotama.

Perché questo?

Perché è comunque un tronco verde, ricco di linfa, nonostante giaccia sulla terra secca lontano dall’acqua.

Quella persona alla fine si stancherebbe e frustrerebbe”. “Allo stesso modo, Bhāradvāja, ci sono asceti e bramini che vivono ritirati in corpo e mente dai piaceri dei sensi. Ma dentro di loro non hanno abbandonato o placato il desiderio, l’affezione, l’infatuazione, la sete, e la febbre per i piaceri dei sensi. Che provino o no sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, sono incapaci di conoscenza e visione, del risveglio supremo.

Questo fu il secondo esempio che mi venne in mente.

Poi un terzo esempio mi venne in mente:

Immagina ci sia un tronco secco e appassito che giace sulla terra secca lontano dall’acqua.

Poi arriva una persona con un bastoncino, pensando

di accendere un fuoco e produrre calore.

Cosa ne pensi, Bhāradvāja?

Strofinando il bastoncino contro quel tronco secco e appassito che giace sulla terra secca lontano dall’acqua potrebbe accendere un fuoco e produrre calore?”

“Si, Maestro Gotama.

Perché questo?

Perché è un tronco secco e appassito che giace sulla terra secca lontano dall’acqua”

“Allo stesso modo, Bhāradvāja, ci sono asceti e bramini che vivono ritirati in corpo e mente dai piaceri dei sensi. E dentro di loro hanno abbandonato e placato il desiderio, l’affezione, l’infatuazione, la brama, e la febbre per i piaceri dei sensi. Che provino o no sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, sono capaci di conoscenza e visione, del risveglio supremo.

Questo fu il terzo esempio che mi venne in mente.

Questi sono i tre esempi, che non furono né ispirati in maniera sovrannaturale, né imparati in passato, che mi vennero in mente.

Poi pensai:

‘Perchè io, stringendo i denti e premendo la lingua contro il palato, non spremo, schiaccio, e stritolo la mente con la mente?’

E così feci,

finché il sudore non mi colò dalle ascelle.

Era come un uomo forte che afferra un uomo debole per la testa o per i collo o per la spalla e lo spreme, lo schiaccia, e lo stritola.

Allo stesso modo, stringendo i denti e premendo la lingua contro il palato, io spremetti, schiacciai, e stritolai la mente con la mente finché il sudore non mi colò dalle ascelle.

La mia energia era attiva e infaticabile, la mia consapevolezza era stabile e lucida, ma il mio corpo era disturbato, non tranquillo, poiché avevo spinto troppo con quel lavoro doloroso.

Poi pensai:

‘Perché non pratico l’estasi senza respiro?’

Allora mi tappai bocca e naso.

Ma poi l’aria mi uscì dalle orecchie facendo un forte suono,

come il soffio del mantice di un fabbro.

La mia energia era attiva e infaticabile, la mia consapevolezza era stabile e lucida, ma il mio corpo era disturbato, non tranquillo, poiché avevo spinto troppo con quel lavoro doloroso.

Poi pensai:

‘Perché non continuo a praticare l’estasi senza respiro?’

Allora mi tappai bocca, naso e orecchie.

Ma poi una forte aria mi macinò la testa,

come se un uomo forte mi trapanasse la testa con una punta affilata.

La mia energia era attiva e infaticabile, la mia consapevolezza era stabile e lucida, ma il mio corpo era disturbato, non tranquillo, poiché avevo spinto troppo con quel lavoro doloroso.

Poi pensai:

‘Perché non continuo a praticare l’estasi senza respiro?’

Allora mi tappai bocca, naso e orecchie.

Ma mi venne un forte mal di testa,

come se un uomo forte mi stesse stringendo una robusta cintura di pelle attorno alla testa.

La mia energia era attiva e infaticabile, la mia consapevolezza era stabile e lucida, ma il mio corpo era disturbato, non tranquillo, poiché avevo spinto troppo con quel lavoro doloroso.

Poi pensai:

‘Perché non continuo a praticare l’estasi senza respiro?’

Allora mi tappai bocca, naso e orecchie.

Ma poi una forte aria mi incise la pancia,

come se un abile macellaio o il suo apprendista mi stesse affettando la pancia con una mannaia da carne.

La mia energia era attiva e infaticabile, la mia consapevolezza era stabile e lucida, ma il mio corpo era disturbato, non tranquillo, poiché avevo spinto troppo con quel lavoro doloroso.

Poi pensai:

‘Perché non continuo a praticare l’estasi senza respiro?’

Allora mi tappai bocca, naso e orecchie.

Ma poi ci fu un intenso bruciore nel mio corpo,

come due forti uomini che prendono un uomo più debole per le braccia e lo scottano su una fossa di braci ardenti.

La mia energia era attiva e infaticabile, la mia consapevolezza era stabile e lucida, ma il mio corpo era disturbato, non tranquillo, poiché avevo spinto troppo con quel lavoro doloroso.

Poi alcuni angeli mi videro e dissero:

‘L’asceta Gotama è morto’.

Altri dissero:

‘Non è morto, ma sta per morire’.

Altri dissero:

‘Non è morto, né sta per morire. L’asceta Gotama è perfetto, poiché è così che i perfetti vivono’.

Poi pensai:

‘Perché non pratico il digiuno totale?’

Ma degli angeli vennero da me e mi dissero:

‘Buon Signore, non pratichi il digiuno totale.

Se lo fa, infonderemo del nettare divino nei suoi pori e lei vivrà di ciò’.

Allora pensai:

‘Se dicessi di essere a digiuno totale mentre questi angeli mi infondono nettare divino nei pori, ciò sarebbe una bugia da parte mia’.

Allora congedai quegli angeli, dicendo: ‘Non c’è bisogno’.

Poi pensai:

‘Perché non mangio solo un pochino di cibo per volta; una tazza di brodo di fagioli, o di madras, o di ceci, o di fagioli verdi?’

E così feci,

finché il mio corpo divenne estremamente emaciato.

A causa del mangiare così poco, i miei arti divennero come le articolazioni di un ottantenne o di un cadavere,

il mio sedere diventò come lo zoccolo di un cammello,

le mie vertebre sporgevano come perline su un filo,

e le mie costole erano scarne come le travi rotte di un vecchio fienile.

A cause del mangiare così poco, il luccichio dei miei occhi affondò nelle cavità, come il luccichio dell’acqua in un pozzo profondo.

A causa del mangiare così poco, il mio scalpo si avvizzì e appassì come una zucca amara verde al vento e al sole.

A causa del mangiare così poco, la pelle della mia pancia si attaccò alla mia colonna vertebrale, in modo che quando provavo a strofinare la pelle della pancia afferravo la colonna vertebrale, e quando provavo a strofinare la colonna vertebrale strofinavo la pelle della pancia.

A causa del mangiare così poco, quando provavo a urinare o a defecare cadevo a faccia in giù sul posto.

A causa del mangiare così poco, quando provavo ad alleviare il mio corpo strofinando gli arti con le mani, i peli, marciti alla radice, cadevano.

Poi alcuni mi videro e dissero: ‘L’asceta Gotama è nero’.

Altri dissero: ‘Non è nero, è marrone’.

Altri dissero: ‘Non è né nero né marrone. L’asceta Gotama è abbronzato’.

Questo era il punto a cui la carnagione pura e chiara della mia pelle era stata rovinata dal mangiare così poco.

Poi pensai:

‘Qualunque asceta o bramino in passato che ha provato sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, non è andato oltre a questo. Nessuno ha fatto più di così.

Qualunque asceta o bramino che in futuro proverà sensazioni dolorose, pungenti, severe, e acute a causa del sovraffaticamento, non andrà oltre a questo. Nessuno farà più di così.

Qualunque asceta o bramino che nel presente prova sensazioni dolorose, pungenti, severe, e acute a causa del sovraffaticamento, non va oltre a questo. Nessuno fa più di così.

Ma non ho raggiunto alcuna distinzione sovrumana in conoscenza e visione degna dei nobili attraverso questo lavoro duro ed estenuante.

È possibile che ci sia un altro cammino per il risveglio?’

Poi pensai:

‘Mi ricordo di quando ero seduto all’ombra fresca dell’albero di mele rosa mentre mio padre il Sakya era via per lavoro. Sufficientemente isolato dai piaceri dei sensi, isolato da cattive qualità, entrai e rimasi nella prima estasi, con euforia e felicità nate dall’isolamento, con pensiero e valutazione.

È possibile che quello sia il cammino per il risveglio?’

Da quel ricordo giunse la realizzazione:

Quello è il cammino per il risveglio!’

Poi pensai:

‘Perché ho paura di quella felicità, che non ha niente a che fare con i piaceri dei sensi o con cattive qualità?’

Poi pensai:

‘Non avrò paura di quella felicità, poiché non ha niente a che fare con i piaceri dei sensi o con cattive qualità’.

Poi pensai:

‘Non è facile raggiungere quella felicità con un corpo così eccessivamente emaciato. Perché non mangio un po’ di cibo solido, del riso e porridge?’

Allora mangiai del cibo solido.

In quel periodo cinque monaci erano i miei assistenti, e pensavano:

‘L’asceta Gotama ci informerà riguardo qualsiasi verità che realizzerà’.

Ma quando mangiai del cibo solido, se ne andarono delusi, dicendo:

‘L’asceta Gotama è diventato indulgente. Si è allontanato dallo sforzo ed è tornato all’indulgenza’.

Dopo aver mangiato del cibo solido e aver recuperato le forze, sufficientemente isolato dai piaceri dei sensi, … raggiunsi e dimorai nella prima estasi.

Con il placarsi di pensiero e valutazione, con chiarezza interna e mente raccolta, senza pensiero e valutazione, con euforia e felicità nate dalla concentrazione, raggiunsi e dimorai nella seconda estasi.

nella terza estasi …

e nella quarta estasi.

Una volta che la mia mente divenne così concentrata, purificata, luminosa, impeccabile, libera da corruzioni, flessibile, lavorabile, stabile, e imperturbabile, la estesi al ricordo delle vite passate.

Ricordai molte vite passate. Cioè: una nascita, due nascite, tre nascite, quattro nascite, cinque nascite, dieci nascite, venti nascite, trenta nascite, quaranta nascite, cinquanta nascite, cento nascite, mille nascite, centomila nascite; molte ere di formazione, molte ere di dissoluzione, molte ere di formazione e dissoluzione. Ricordai: ‘Lì, mi chiamavo così, quella era la mia famiglia, ero fatto così, e quello era il mio cibo. Sentivo piacere e dolore così, e la mia vita finì così. Una volta deceduto da quel posto rinacqui da un’altra parte. Anche lì, mi chiamavo così, quella era la mia famiglia, ero fatto così, e quello era il mio cibo. Sentivo piacere e dolore così, e la mia vita finì così. Una volta deceduto da quel posto rinacqui qui’. E così ricordai i miei vari tipi di vite passate, nei particolari e nello specifico.

Questa fu la prima conoscenza che ottenni durante la prima parte della notte.

L’ignoranza fu distrutta e la conoscenza sorse; l’oscurità fu distrutta e la luce sorse, come succede a chi dimora diligente, fervido, e risoluto.

Una volta che la mia mente divenne così concentrata, purificata, luminosa, impeccabile, libera da corruzioni, flessibile, lavorabile, stabile, e imperturbabile, la estesi alla conoscenza della morte e rinascita degli esseri viventi.

Con chiaroveggenza purificata e sovrumana, vidi gli esseri viventi morire e rinascere; inferiori e superiori, belli e brutti, in un bel posto o un brutto posto. Compresi come gli esseri viventi rinascono secondo le proprie azioni …

Questa fu la seconda conoscenza che ottenni durante la parte intermedia della notte.

L’ignoranza fu distrutta e la conoscenza sorse; l’oscurità fu distrutta e la luce sorse, come succede a chi dimora diligente, fervido, e risoluto.

Una volta che la mia mente divenne così concentrata, purificata, luminosa, impeccabile, libera da corruzioni, flessibile, lavorabile, stabile, e imperturbabile, la estesi alla conoscenza dell’eliminazione dei contaminanti.

Compresi secondo realtà: ‘Questa è la sofferenza’, compresi secondo realtà: ‘Questa è l’origine della sofferenza’, compresi secondo realtà: ‘Questa è la cessazione della sofferenza’, compresi secondo realtà: ‘Questa è la pratica che porta alla cessazione della sofferenza’.

Compresi secondo realtà: ‘Questi sono i contaminanti’, compresi secondo realtà: ‘Questa è l’origine dei contaminanti’, compresi secondo realtà: ‘Questa è la cessazione dei contaminanti’, compresi secondo realtà: ‘Questa è la pratica che porta alla cessazione dei contaminanti’.

Conoscendo così e vedendo così, la mia mente fu liberata dal contaminante dei piaceri dei sensi, la mia mente fu liberata dal contaminante dell’esistenza, e la mia mente fu liberata dal contaminante dell’ignoranza.

Una volta libera, sapevo che era libera.

Compresi: ‘La nascita è terminata, il percorso spirituale è stato completato, ciò che c’era da fare è stato fatto, non ci sarà più nulla di questo’.

Questa fu la terza conoscenza che ottenni durante la parte finale della notte.

L’ignoranza fu distrutta e la conoscenza sorse; l’oscurità fu distrutta e la luce sorse, come succede a chi dimora diligente, fervido, e risoluto.

Detto ciò, Saṅgārava disse al Buddha:

“Il lavoro del Signor Gotama fu davvero assiduo e da persona retta,

dato che è un perfetto, un Buddha completamente risvegliato.

Ma, Signor Gotama, gli esseri celesti esistono?”

“Bhāradvāja, ho compreso gli esseri celesti in termini di cause”

“Ma, Signor Gotama, quando le ho chiesto: ‘Gli esseri celesti esistono?’ perché ha risposto che li ha compresi in termini di cause?

Non sono parole vuote e false?”

“Bhāradvāja, quando viene chiesto: ‘Gli esseri celesti esistono?’, che si risponda: ‘Gli esseri celesti esistono’ o: ‘Ho compreso gli esseri celesti in termini di cause’

una persona giudiziosa giungerebbe alla conclusione categorica sull’argomento che

gli esseri celesti esistono”

“Ma perché non l’ha detto subito?”

“È risaputo tra gli eminenti che gli esseri celesti esistono”.

Detto ciò, Saṅgārava disse al Buddha:

“Eccellente, Signor Gotama! Eccellente!

Immagini che qualcuno raddrizzi ciò che è capovolto, o riveli ciò che è nascosto, o indichi il cammino a chi si è perso, o regga una lampada al buio pensando: ‘Che chi ha occhi buoni possa vedere forme’. Allo stesso modo il Signor Gotama ha reso l’insegnamento chiaro in vari modi.

Prendo rifugio nel Signor Gotama, nell’insegnamento, e nella comunità monastica.

Da oggi in poi, che il Signor Gotama si ricordi di me come un discepolo laico che ha preso rifugio a vita”.

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