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Il discorso più lungo della similitudine del durame

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Il discorso più lungo della similitudine del durame

Così ho sentito.

Una volta il Buddha dimorava vicino a Rājagaha, sulla Montagna del Picco dell’Avvoltoio, non molto dopo che Devadatta se ne era andato.

Lì il Buddha parlò ai monaci riguardo a Devadatta:

“Monaci, prendete il caso di un giovane che ha lasciato la vita di casa per quella mendicante, pensando:

‘Sono sommerso da nascita, vecchiaia, e morte; da tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia. Sono sommerso dalla sofferenza, incastrato nella sofferenza.

Magari posso mettere fine a questa intera massa di sofferenza’.

Una volta lasciata casa genera averi, onore, e fama.

È soddisfatto così, e ha ottenuto ciò che desidera.

Glorifica se stesso e denigra gli altri a causa di ciò:

‘Sono io quello con averi, onore, e fama. Questi altri monaci sono sconosciuti e insignificanti’.

E quindi diventa indulgente e cade nella negligenza a causa di quegli averi, onore, e fama. Ed essendo negligente vive nella sofferenza.

Immaginate una persona che necessita di durame. Vagando alla ricerca di durame si imbatte in un grosso albero pieno di durame. Ma, tralasciando il durame, l’alburno, il floema, e la corteccia, taglia i rami e le foglie, e se va immaginando che siano durame.

Se una persona con occhi buoni la vedesse, direbbe:

‘Questa persona non capisce la differenza tra il durame, l’alburno, il floema, la corteccia, i rami, e le foglie.

È per questo che li ha tralasciati, ha tagliato i rami e le foglie, e se ne è andato immaginando che fossero durame.

Non realizzerà ciò che necessita dal durame’. …

Questo si chiama un monaco che ha afferrato i rami e le foglie del percorso spirituale,

e si è fermato troppo presto.

Poi, prendete il caso di un giovane che ha lasciato la vita di casa per quella mendicante …

Una volta lasciata casa genera averi, onore, e fama.

Non è soddisfatto così, e non ha ottenuto ciò che desidera.

Non glorifica se stesso e non denigra gli altri a causa di ciò.

Nè diventa indulgente o cade nella negligenza a causa di quegli averi, onore, e fama.

Essendo diligente raggiunge l’adempimento dei precetti etici.

È soddisfatto così, e ha ottenuto ciò che desidera.

Glorifica se stesso e denigra gli altri a causa di ciò:

‘Sono io quello morale, dal buon carattere. Questi altri monaci non sono morali, hanno un cattivo carattere’.

E quindi diventa indulgente e cade nella negligenza a causa del proprio adempimento dei precetti etici. Ed essendo negligente vive nella sofferenza.

Immaginate una persona che necessita di durame. Vagando alla ricerca di durame si imbatte in un grosso albero pieno di durame. Ma, tralasciando il durame, l’alburno, e il floema, taglia la corteccia e se va immaginando che sia durame.

Se una persona con occhi buoni la vedesse, direbbe:

‘Questa persona non capisce la differenza tra il durame, l’alburno, il floema, la corteccia, i rami, e le foglie.

È per questo che li ha tralasciati, ha tagliato la corteccia, e se ne è andato immaginando che fosse durame.

Non realizzerà ciò che necessita dal durame’. …

Questo si chiama un monaco che ha afferrato la corteccia del percorso spirituale,

e si è fermato troppo presto.

Poi, prendete il caso di un giovane che ha lasciato la vita di casa per quella mendicante …

Una volta lasciata casa genera averi, onore, e fama. …

Essendo diligente, raggiunge padronanza della concentrazione.

È soddisfatto così, e ha ottenuto ciò che desidera.

Glorifica se stesso e denigra gli altri a causa di ciò:

‘Sono io quello concentrato, con mente raccolta. Questi altri monaci non sono concentrati, le loro menti sono distratte’.

E quindi diventa indulgente e cade nella negligenza a causa della propria padronanza della concentrazione. Ed essendo negligente vive nella sofferenza.

Immaginate una persona che necessita di durame. Vagando alla ricerca di durame si imbatte in un grosso albero pieno di durame. Ma, tralasciando il durame e l’alburno, taglia il floema e se va immaginando che sia durame.

Se una persona con occhi buoni la vedesse, direbbe: ‘Questa persona non capisce la differenza tra il durame, l’alburno, il floema, la corteccia, i rami, e le foglie.

È per questo che li ha tralasciati, ha tagliato il floema, e se ne è andato immaginando che fosse durame.

Non realizzerà ciò che necessita dal durame’. …

Questo si chiama un monaco che ha afferrato il floema del percorso spirituale,

e si è fermato troppo presto.

Poi, prendete il caso di un giovane che ha lasciato la vita di casa per quella mendicante …

Una volta lasciata casa genera averi, onore, e fama.

Non è soddisfatto così, e non ha ottenuto ciò che desidera.

Essendo diligente, raggiunge conoscenza e visione.

È soddisfatto così, e ha ottenuto ciò che desidera.

Glorifica se stesso e denigra gli altri a causa di ciò:

‘Sono io che medito conoscendo e vedendo.

Questi altri monaci non dimorano conoscendo o vedendo’.

E quindi diventa indulgente e cade nella negligenza a causa della propria conoscenza e visione. Ed essendo negligente vive nella sofferenza.

Immaginate una persona che necessita di durame. Vagando alla ricerca di durame si imbatte in un grosso albero pieno di durame. Ma, tralasciando il durame, taglia l’alburno e se va immaginando che sia durame.

Se una persona con occhi buoni la vedesse, direbbe:

‘Questa persona non capisce la differenza tra il durame, l’alburno, il floema, la corteccia, i rami, e le foglie.

È per questo che li ha tralasciati, ha tagliato l’alburno, e se ne è andato immaginando che fosse durame.

Non realizzerà ciò che necessita dal durame’. …

Questo si chiama un monaco che ha afferrato l’alburno del percorso spirituale,

e si è fermato troppo presto.

Poi, prendete il caso di un giovane che ha lasciato la vita di casa per quella mendicante, pensando:

‘Sono sommerso da nascita, vecchiaia, e morte; da tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia. Sono sommerso dalla sofferenza, incastrato nella sofferenza.

Magari posso mettere fine a questa intera massa di sofferenza’.

Una volta presi i voti genera averi, onore, e fama.

Non è soddisfatto così, e non ha ottenuto ciò che desidera.

Non glorifica se stesso o denigra gli altri a causa di ciò.

Nè diventa indulgente o cade nella negligenza a causa di quegli averi, onore, e fama. Essendo diligente raggiunge l’adempimento dei precetti etici.

Non è soddisfatto così, e non ha ottenuto ciò che desidera.

Non glorifica se stesso o denigra gli altri a causa di ciò.

Nè diventa indulgente o cade nella negligenza a causa del proprio adempimento dei precetti etici. Essendo diligente raggiunge padronanza della concentrazione.

Non è soddisfatto così, e non ha ottenuto ciò che desidera.

Non glorifica se stesso o denigra gli altri a causa di ciò.

Nè diventa indulgente o cade nella negligenza a causa della propria padronanza della concentrazione. Essendo diligente raggiunge conoscenza e visione.

Non è soddisfatto così, e non ha ottenuto ciò che desidera.

Non glorifica se stesso o denigra gli altri a causa di ciò.

Nè diventa indulgente o cade nella negligenza a causa della propria conoscenza e visione. Essendo diligente raggiunge la libertà permanente.

Ed è impossibile per quel monaco regredire da quella libertà permanente.

Immaginate una persona che necessita di durame. Vagando alla ricerca di durame si imbatte in un grosso albero pieno di durame. Taglia solo il durame e se ne va sapendo che è durame.

Se una persona con occhi buoni la vedesse, direbbe:

‘Questa persona capisce la differenza tra il durame, l’alburno, il floema, la corteccia, i rami, e le foglie.

È per questo che ha tagliato solo il durame, e se ne è andato sapendo che era durame.

Realizzerà qualunque cosa necessiti dal durame’. …

È impossibile per quel monaco regredire da quella libertà permanente.

Quindi, monaci, questo percorso spirituale non viene intrapreso al fine di averi, onore, e fama, o adempimento dei precetti etici, o padronanza della concentrazione, o conoscenza e visione.

Piuttosto, l’obiettivo, il durame, e lo scopo finale del percorso spirituale è l’irremovibile libertà della mente”.

Questo è ciò che il Buddha disse.

Contenti, i monaci trassero piacere da ciò che il Buddha disse.

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